Gioco delle Faccine di SitoAperto
1° Manche


faccina 11    faccina 22    faccina 33    faccina 44    faccina 55    faccina 66    faccina 77    faccina 88    faccina 99    faccina 1010

Storia n. 1

Gilles procedeva a passo veloce per Boulevard des Batards sotto una pioggia torrenziale (1).

Telefonò (2) a Philipe per comunicargli che avrebbe tardato all'Assemblea Straordinaria, già in corso, della Società di cui Gilles era azionista di maggioranza.

Philipe gli ricordò che all'ordine del giorno (3) si sarebbe discusso sull'opportunità della messa in liquidazione della società e che il vecchio (4), astioso Gerard già aveva aveva preso la parola predicendo il fallimento totale dell'azienda.

Gilles, che temeva le parole di Gerard come i fulmini di Giove pluvio, fu scosso da un fremito di terrore (5) ed accese nervosamente una sigaretta (6).

Se Gerard la pensava così, sarebbe sicuramente andato tutto a catafascio e i suoi creditori lo avrebbero spedito direttamente in Paradiso (7).

Le gambe gli tremavano e, privo di forze, entrò nel primo bar che incontrò per prendere un caffè; lì, per caso, vide sul tavolino il bollettino (8) dell'ultima estrazione del lotto e ricordò di aver giocato il numero che un clochard fisarmonicista (9) gli aveva dato pochi giorni prima per strada.

Su quel numero Gilles aveva giocato 1000 euro... ed era... il primo estratto: una cifra da sballo!!!

Sul suo viso tornò la speranza ed il sorriso (10).

Storia n. 2

Il 29 Aprile del 1963

Ricorderò sempre la mattina del lontano 29 Aprile del 1963. Dopo una notte inquieta e tormentata da incubi che si susseguivano ad ogni mio riassopirmi, arrivò finalmente l'alba e con questa l'occasione per lasciare finalmente il letto senza averla data vinta ai mostri che mi avevano assillato per tutta la notte.

Per nulla ristorato da un sonno che in effetti non era mai arrivato mi sentivo alquanto spossato. Una notte di battaglie epiche aveva lasciato il segno. Mi affrettai a guardare fuori dalla finestra e mi resi conto che anche la giornata non sarebbe probabilmente stata delle mie preferite; pioveva a dirotto (1).

Del tutto spossato e senza voglia mi apprestai comunque ad espletare le mie consuete funzioni mattiniere quando squillò il telefono (2). Cercai di ignorarlo ma questi sembrava non sentire ragioni e insisteva col suo drinn petulante. Così mi decisi di rispondere ma alzata la cornetta non sentii altro che un click, qualcuno aveva aggangiato senza profferir parola. La cosa si ripetè per due volte e ogni volta il mio umore peggiorava.

Dopo una bella doccia ristoratrice, mi sentivo un po' meglio e mi convinsi che probabilmente la giornata avrebbe potuto idirizzarsi sui giusti binari così iniziai a fare colazione. Anche questo avrebbe di certo potuto aiutarmi a risollevare il mio umore.

Proprio mentre stavo per addentare la magnifica fetta di torta di mele preparata da una mia premurosa vicina di casa la quale mi riempiva di attenzioni in cambio di qualche mio complimento, piccole ed innocue bugie che vengono abbondantemente ripagate. Dicevo: mentre stavo per addentare si tanta delizia sentii bussare veemente alla porta.

Sussultai e domandandomi chi potesse essere che mi cercava a quell'ora della mattina riposi con dispiacere la delizia e mi avviai alla porta augurando a me, ma sopratutto a loro, che non fossero quegli scoppiati dei testimoni di geova! Mentre mi avvicinavo alla porta vidi che un foglio veniva infilato da sotto l'uscio. La cosa mi spiazzò un attimo e mi bloccai fino a che non sentii dei passi veloci che si allontanavano. Corsi alla porta, aprii ma non vidi nessuno. Non mi rimase che prendere il foglio che notai subito recava il disegno di un teschio sulla parte esterna. Con timore lo dispiegai e con incredulità prima, rabbia poi, vidi che era scritto in greco (3).

D'istinto avrei voluto strapparlo ma la curiosità di sapere cosa c'era scritto l'ebbe vinta. Così, ancora in pigiama e vestaglia andai da un condomino del secondo piano, un vecchio professore di greco in pensione (4) al quale raccontai tutto di quella mattinata strana e lui, dopo aver letto la misteriosa missiva mi disse che quanto mi stava accadendo faceva parte di un antico rituale di un'antica setta segreta greca e mi spiegò che, praticamente ero stato fatto oggetto di una maledizione la quale si sarebbe conclusa solo con la mia morte e mi precisò anche che, poco prima di morire avrei sentito una forte, petulante e fastidiosa musica e anche che la cosa sarebbe certamente successa a brevissimo termine.

Potete benissimo immaginare il mio stato. La paura (5) prese il sopravvento e mi spinse a riprendere a fumare (6) dopo anni che avevo smesso.

Tornai nel mio appartamento e mi misi a pensare al perchè mi stava accadendo tutto questo. Già mi vedevo morto, immaginavo la mia anima (7) che saliva verso il cielo. Ormai rassegnato scrissi il mio testamento e lo rilessi più volte sorseggiando un caffè bollente (8) con la speranza che mi rinfrancasse un pochino.

Nel bel mezzo del mio sconsolato sorseggiare il caffè, all'improvviso sentii una fisarmonica (9) che liberava il suo suono. Inizialmente era un simpatico, lieve e allegro stornello ma più andava avanti più il suono si faceva forte, petulante e fastidioso. Mi assalì un senso d'angoscia e con grande sforzo cercai di ribellarmi alla rassegnazione che mi aveva assalito finchè con un urlo di ribellione che scaturiva dal mio io più profondo riuscii ad alzarmi da quella sedia alla quale mi sentivo incollato e all'improvviso mi resi conto che quel suono.... era la sveglia!!! Insomma, era solo un altro incubo (10).

Storia n. 3

Quella sera il tempo non era per niente bello, minacciava pioggia (1).

Telefonai ai miei amici (2) per dirgli che sarei andato in auto da loro. Appena sceso in strada trovo una contravvenzione sul parabrezza (3).

Ecco che un passante piuttosto maturo, quasi da oltretomba (4) comincia a farmi la predica: "Non si lasciano le macchine sulle striscie pedonali, la prossima volta te la faccio portare via, invece di farti fare la contravvenzione". Avrei avuto a che fare con i miei genitori se, davvero, mi portano via la macchina. La cosa mi impaurì un tantinello (5).

"Ma chi se ne frega" - pensai tra me e me - "mi faccio una canna (6) e mi sento come in paradiso (7)".

Per svegliarmi dai fumi dello spinello presi un bel caffè e sul giornale lessi una notizia (8) piuttosto sconcertante....... « Giovani muoiono dopo una notte in discoteca (9). Tragico incidente coinvolge due famiglie. Alla guida un giovane ubriaco e drogato ».

Avrei potuto essere io, pensai. La notizia mi aveva spaventato (10). Buttai nel cassonetto l'erba e avvertii i miei amici per passare una serata a casa mia.

Storia n. 4

Una giornata stressante oggi al lavoro, con la presenza continua ed assillante del mio capo e le paturnie di quella zitella inacidita della mia collega.

Ma finalmente la giornata è finita! Mentre mi dirigo a recuperare la mia auto già pregusto il piacere di una tranquilla serata in casa, dopo essermi chiusa alle spalle, a tripla mandata, la porta del mio monolocale.

Il temporale scoppia, violento e improvviso, mentre sono ancora lontana dal parcheggio (1). Nel breve lasso di tempo che mi occorre per recuperare l'ombrellino pieghevole, che staziona in permanenza nel fondo della mia capace borsa alla Mary Poppins, mi ritrovo inzuppata fino alle ossa.

Come se non bastasse squilla il cellulare (2) e quando infine riesco a rintracciarlo nei meandri della borsa, mi sfugge dalle mani, impacciate da borsa e ombrello, e con un elegante volo plana nel bel mezzo di una pozzanghera. Inutile dire che non dà più segno di vita. Non solo non saprò mai chi mi stava cercando, ma dovrò pure comprarmi un cellulare nuovo.

Eccola là la mia macchinetta che mi fa l'occhiolino. Riparo all'interno, irrorando abbondantemente di pioggia sedili e tappetini e mi immetto nel traffico caotico che caratterizza tutte le città nell'ora del rientro.

Se Dio vuole sono finalmente in salvo nell'androne del mio condominio e già respiro di sollievo al pensiero della tranquilla serata che mi aspetta, ma prima meglio ritirare la posta.

Fra fatture e pubblicità una busta sospetta attira la mia attenzione: NOOOOOO!!! Una notifica di contravvenzione per eccesso di velocità rilevato con autovelox. Ci mancava pure questo! Oltre al salasso alle mie finanze altri punti-patente che si volatilizzano.

Sono così arrabbiata che mi mangerei pure la busta (3)!

Chiamo l'ascensore e, mentre aspetto, penso stancamente che fra poco sarò al sicuro fra le pareti di casa mia: che altro mai potrà succedermi? Finalmente l'ascensore arriva e ne esce il vecchio colonnello del piano di sotto. Abbozzo uno stanco sorriso e tento di infilarmi nell'ascensore, ma quello mi sbarra il passo e dà la stura ad una serie di lamentele (4) perchè le foglie secche dei miei gerani cadono sul suo balcone. Decisamente una giornata no! Entrando in casa tremo al solo pensiero di cos'altro potrà capitarmi (5).

Mi libero degli indumenti bagnati e accendo una sigaretta (6), lo so che ho solennemente promesso alla nonna che smetterò di fumare, ma nei momenti di nervosismo la sigaretta rappresenta ancora una valvola di sfogo.

Devo assolutamente rilassarmi ... rilassarmi ... rilassarmi ... rilassarmi ... (7). Avvolta in una calda vestaglia, mi sistemo in poltrona con un buon libro e una tazza di camomilla bollente: bene mi sto rilassando.

Mi correggo: mi stavo rilassando... perchè ad un tratto un fracasso assordante scoppia sulla mia testa: oggi è martedì, e come tutti i martedì il ragazzo del piano di sopra sta provando con la sua band (9).

NOOOOOOOOO!!!! (10)

Storia n. 5

Era una cupa notte di fine estate. Fuori sibilava un vento gelido e la pioggia (1) sbatteva violentemente sugli infissi del vecchio palazzo. Tra un lampo e un tuono, improvviso squillò il telefono (2).

L'agente segreto AS78 rimase interdetto. Aveva messo fuori uso la servitù e in casa non doveva esserci più nessuno.
- Driiiiiiin
Smise di distruggere le copie di un manoscritto segreto (3) e decise di rispondere.
- Hallooooo
- Fermo lì AS78 (4) !!!! - lo apostrofò la voce del Grande Vecchio.
- Sappiamo che sei lì, arrenditi !! La casa è circondata!!

AS78 si sentì perduto (5). Non si era mai sentito tagliato per quel genere di lavoro, molto meglio una bella scrivania e magari una segretaria bionda, ripeteva spesso ai colleghi.....

Si accese nervosamente una sigaretta (6). Il Grande Vecchio aveva fama di essere implacabile e probabilmente era inutile arrendersi. La sua fine era dunque segnata? (7) Si versò un caffè freddo (8) da una brocca sistemata su un tavolino e si mise freneticamente a ripassare le istruzioni. Inutile arrendersi, tanto valeva provare a fuggire o a vendere cara la pelle.

Spalancò la porta e si gettò fuori. Scese di corsa le scale tre gradini per volta, aprì il portone e uscì. Una sferzata d'acqua gelida lo investì subito.
- Porca miseria.....
Si mise a correre poi di colpo ristette ad ascoltare. Lontano, tra il fragore dei tuoni si sentiva un suono come di una fisarmonica (9). Si diresse da quella parte.
- Se c'è gente - pensò - forse sono al sicuro.
Girò l'angolo e (10)...... Il Grande Vecchio aveva colpito ancora!!!!

Storia n. 6

TEMA 3AKPbITA

Nell'anno 600 della vita di Noè, le fontane del grande abisso furono rotte ed aperte le dighe dei cieli (1). Quello stesso giorno, Noè ed i suoi figli Sem, Cam e Jafeth entrarono nell'arca insieme alle loro donne.

Nell'arca entrò pure una coppia di ogni specie animale e, quando furono quasi tutte ricoverate, perfino le lumache che sono contemporaneamente maschio e femmina, Noè chiamò l'Eterno al telefono (2): «Signore, ho un piccolo problema. I pesci non vogliono salire».

Il Signore rispose: «Peggio per loro, moriranno annegati. Fammi leggere l'elenco del Diluvio: ecco, vedi? TEMA 3AKPbITA (3). Ora apro i rubinetti!».

«Tìema zacrìta? Come sarebbe a dire "argomento chiuso"?» obiettò Noè.

«Mi sto allenando per quando costruirete la torre di Babele. Ho in mente un piccolo scherzetto con le lingue. Tema chiuso, ormai è deciso: non si discute. E poi, spiegami, come fai a capire il russo dal momento che non l'ho ancora inventato?».

Noè stava per ribattere agguerrito (4), quando il diluvio si rovesciò per quaranta giorni sulla terra: le acque si gonfiarono e l'arca iniziò a galleggiare.

Tutti gli abitanti della terra incominciarono ad avere timore (5). Pian piano, tutta la carne che si muoveva sulla terra spirò: gli uomini, gli uccelli, il bestiame e gli animali selvaggi, i rettili e tutte le creature che respiravano. I pesci no.

L'Eterno, tra una sigaretta e l'altra (6), restò ad osservare per tutti i quaranta giorni di pioggia, ma, dovendo aspettare altri centocinquanta giorni, decise di ingannare il tempo organizzando Diluvi in tutto l'universo.

Fu così che fece diluviare su tutti i pianeti che aveva creato. Uno dopo l'altro, stavano diventando dei bei diluvi perché aveva incominciato a farci la mano e, si sa, con l'esercizio e l'allenamento le cose riescono sempre meglio.

Un bel giorno, però, un piccolo cherubino tutto riccioluto (7) svegliò l'Eterno e gli disse: «Signore, non sarà il momento di andare a vedere che cosa è successo del vostro primo Diluvio?»

Ancora mezzo assonnato, mentre prendeva il solito caffè mattutino, Dio diede un'occhiata al suo pro-memoria dei diluvi (8) e si ricordò di Noè e degli animali che erano con lui nell'Arca.

Soffiò sulla Terra e le fontane dell'Abisso furono chiuse, le catarratte dei cieli otturate e le acque diminuirono.

L'Arca si arrestò sul monte Ararat e Noè aprì una finestra, lasciando uscire un piccione per andare a vedere se c'era dell'asciutto da qualche parte. Dopo sette giorni di attesa, non vedendolo tornare, Noè mandò fuori il secondo piccione, il quale ritornò verso sera con un ramo di olivo nel becco.

Il ramo era coperto di olive; Noè tirò il collo al piccione e lo cucinò con le olive: «Non è come coi piselli, ma di questi tempi è meglio accontentarsi».

Al ventisettesimo giorno del secondo mese l'Eterno parlò a Noè e gli disse: «Esci dall'Arca. La terra è asciutta».

Noè organizzò un'ultima serata danzante sull'arca con polke e mazurke di Raul Casadei (9) e l'Eterno si intenerì e disse: «Metto il mio arco nelle nuvole perché questo sia il segno dell'alleanza tra me e voi» e creò l'arcobaleno.

Noè era, al tempo stesso, felice e spaventato (10) perché sapeva che l'arcobaleno significava che non ci sarebbe mai più stato un Diluvio, ma sapeva anche che l'alternativa sarebbe stata il fuoco.

Si disse: "Pazienza. Almeno fino al 2007 d.c. non ci sarà questo pericolo." e così visse felice e contento per altri 350 anni, sempre sbronzo perché nel frattempo, aveva incominciato a piantare la vigna, credendo che fosse la patata, e ad inebriarsi con il suo spirito di-vino.

Storia n. 7

Piove (1) governo ladro; mannaggia che faccio oggi?

Potrei telefonare (2) agli amici di forum ma, mi staranno ad ascoltare? Oppure faranno come quando provo a scrivere qualcosa (3)? Porca miseriaccia stavolta partecipo anch'io e guai a loro se..... (4) Me li vedo già tutti tremolanti di paura (5)... uhm chissà. No impossibile, nessuno mi vuole perchè sono piccolo e nero.... Ecco mi faccio una canna (6) per affogare i dispiaceri.... No, dai sono sempre stato un bravo ragazzo, quasi un angioletto (7) in fondo.... sì molto in fondo... vabbhè meglio farsi un caffè nero bollente e amaro (8) e non pensarci più.

E poi quasi quasi, visto che non si può uscire, tiro fuori dall'armadio quella vecchia fisarmonica, già quella che non ho mai potuto imparare a suonare come si deve...

- La fisarmonica...aaaaa stasera suona per meeeeeeeeeeee...... (9)

Che è, che succede ora (10)..... ah è il forum di sotto!!! Mannaggia 'sti forum, tutti uguali sono !!!!

Ok silenzio silenzio..... Piove governo ladro!!!!!

Storia n. 8

Anche gli angeli prendono l'autobus

Ludmilla (per gli amici Milla!) se ne stava pensierosa e un po' triste sotto ad una pioggia insistente alla fermata dell'autobus (1)!
in quel punto la strada non era ancora stata asfaltata e la fermata del 28, lì quasi in aperta campagna, non era attrezzata a dovere, pareva dimenticata dal mondo!
Bastava distrarsi un attimo e pure l'autista si sarebbe dimenticato di sostare! Assorta nei suoi pensieri Milla rimpiangeva l'estate, la sua bella abbronzatura e il telefonino che squillava in continuazione (2) con i messaggini d'amore di Fabrizio!
Già un amore estivo... sparito nel nulla! Ah Fabrizio dove sei?

"Eccomi!" Pareva dicesse l'autobus mentre si avvicinava tra spruzzi d'acqua e fango!
Milla salì e si accomodò in uno degli ultimi posti in fondo, accanto ad un uomo dall'aria piuttosto nervosa che leggeva un giornale straniero, forse aramaico antico, e ogni tanto si mangiava una pagina (3)! Da quella posizione poteva osservare i pochi viaggiatori!

Un anziano signore barbuto (4) altissimo e dall'aspetto molto severo, se ne stava in piedi nonostante vi fossero molti posti disponibili, recitava ad alta voce la "Divina commedia" e ogni tanto si fermava invitando uno dei presenti a continuare! Chi non fosse stato in grado di farlo veniva preso a bastonate tanto che presto si diffuse un certo panico (5).
Alcuni cercarono di attirare l'attenzione dell'autista il quale si limitava ad indicare il cartello "vietato parlare al conducente!" e sghignazzando si accendeva una sigaretta dopo l'altra (6)!

In uno dei primi posti stava seduto un tale con le ali (7)! Milla non si meravigliò: "Certo gli angeli hanno le ali, sarà un angelo!" pensò! E guardandolo meglio notò che aveva anche un'aureola molto carina, a luce intermittente gialla come certe deliziose luminarie natalizie!! Avrebbe tanto voluto parlargli, chissà lassù come stavano andando le cose! Prima che scenda gli parlo - pensò Milla sorridendo!

Mentre il vecchio signore declamava senza interruzione divenendo un sottofondo ormai perfettamente compatibile con il sonoro del tram, un tipo si alzò dalla sua postazione ed esclamò: "Chi vuole un buon caffè lo dica!" E mentre attendeva le risposte estrasse da una borsa un fornello e una moka da 12, un servizio di tazzine di porcellana fine di Limoge, un tavolino da salotto su cui posò una graziosa zuccheriera pure di porcellana finissima di Limoge con disegno di rose coordinato!! Posò le tazzine e i cucchiaini d'argento con accanto candidi tovagliolini ricamati a mano! Sui tovagliolini si potevano scorgere le iniziali e Milla vide che erano diverse per ogni tovagliolino!
L'improvvisato ospite si premurò di distribuire la bevanda e mentre Milla assaporava e si riscaldava con piacere, lesse chiaramente (8) le iniziali sul suo tovagliolo: LR (Ludmilla Rossetti???). Sì doveva essere proprio così, infatti quel signore non era certo un tipo da improvvisare, persino il caffè aveva un gusto squisito! Un gusto mai sentito, pareva quasi che una musica l'accompagnasse!

Certo una musica... ora si udiva benissimo un suono... sì ecco era una fisarmonica (9)! Il suono si faceva sempre più distinto! L'autobus si era fermato e ora si poteva chiaramente vedere il musicista, accanto a lui una donna offriva mazzolini di fiori e cantava: "E' primaveeeraa, svegliatevi bambineeeee!! Svegliatevi... svegliaaaaa.. sveglia Milla è ora di andara a scuola... sveglia!"
"Come? Cosa?... Ah - disse Milla sgranando gli occhi per lo stupore e sbadigliando (10)...... - era solo un sogno mamma!"
"Su - rispose la mamma - presto sei in ritardo!"

Milla si affrettò! Si lavò e si vestì e in un attimo fu pronta: pioveva a dirotto e correre con l'ombrello in mezzo al fango era piuttosto difficoltoso! Aimeh vide l'autobus arrivare e oltrepassare la fermata senza fermarsi.....!
Cercò di attirare l'attenzione dell'autista ma inutilmente!
Soltanto un passeggero si accorse di lei e la salutò sorridendo: aveva una strana cosa luminosa in testa e alcune piume bianche svolazzarono dal finestrino!

Storia n. 9

Vita da studenti

C'è un tempo da lupi che mi stronca l'umore (1), mi sta finendo il credito del cellulare (2), non capisco nulla di quello che sto studiando (3), se non passo l'esame sono sicuro che mi arriva un bel predicozzo (4) e più studio più sono terorizzato (5)... uffa!!!

Invece guardalo lì il mio compagno di stanza: si fuma tranquillo una sigaretta (6) e serafico come un angioletto (7) legge il giornale bevendo il caffé (8): non vale! Ma come fa ad essere così? Eppure ha un esame anche lui tra poco!

*****

E' arrivato il giorno dell'esame. Il prof mi fa alcune domande e gli rispondo cantando (9).
- Trenta e lode le va bene?
- Cosa (10) ?! e me lo chiede anche?
Mi alzo con il mio bel voto, contento e soddisfatto. Un solo pensiero: possibile che ogni volta io mi faccia prendere dal panico in questo modo? Se rinasco - giuro - rinasco compagno di stanza di me stesso!

pagina pubblicata
il 27 maggio 2007